I Rain sono una band attiva dagli anni 80 in Italia già trattata su queste pagine grazie al loro penultimo album da studio (Bigditch 4707, leggi qua la recensione), a mio parere il loro primo buon lavoro nonchè completo dal punto di vista musicale. Ora siamo giunti al 2003 e vediamo uscire la nuova release della band in questione che oramai dubito abbia bisogno di molte presentazioni. Il titolo del disco è Headshaker...e devo sbilanciarmi, i Rain prendono, rispolverano, lucidano e fanno dannatavente rivivere tutte le sonorità heavy metal che hanno caratterizzato gli anni d'oro della nostra musica. Headshaker è un cd che dista anni luce dalle molte band ben più blasonate della nostra Nazione, annil luce perchè davvero si pone, come attitudine, come composizioni, come "cuore" di ogni pezzo a livelli nettamente superiori alla concorrenza. Un esempio di metallo made in Italy che nulla ha da invidiare alla gloriose release firmate "anni 80" nostrane. Ma passiamo subito ad analizzare questo indiscusso masterpiece di come non se ne vedevano da anni nella nostra Nazione, o meglio di come se ne vedono davvero di rado. Il disco parte con la a dir poco schiacciante title track Headshaker, la produzione è eccellente, i suoni sono evidenziati e la costruziione strumentale non può che percepirne i positivi effetti pur non perdendo quell'alone tipicamente "loud" e quel senso marcatamente "eighty". I riff sono travolgenti, la sessione ritmica è ottima, il tutto travolge i nostri esterefatti timpani con una ventata di pura potenza targata metallo pesante. L'età dei musicisti si fa sentire in tutta la perizia tecnica mostrata. La voce del singer, anche se migliorabile, gode di un grande feeling con il sound della band e di una più che buona tecnica, graffiante e granitica ovunque serva, ottima impressione iniziale quindi...ma il disco certo ci riserva molte altre sorprese... Comincia con un'esplosione di riff Rocker Ram,accompagnata da un bellicoso drumming ad opera di un inspiratissimo Andrea Baldi ed ecco che muro sonoro scaturito dalla coppia di axeman Amorati/Tattini irrompe sulla scena in tutta la sua granitica e rocciosa irruenza insieme all'imponente opera del basso di un espertissimo Zenari. La song scorre via con i suoi ritmi a tratti priestiani, accompagnata da un chorus grezzo che, insieme al massiccio refrain, risulta diretto e irrompente e che non mancherà di trascinare il pubblico nelle calde serate live della band. Ancora ottima la prova del singer Tronconi mentre eccelle sempre quella del duo chitarristico Amorati/Tattini che mostra una grande maturità raggiunta. Segue la terza traccia del disco, ovvero Wings, un'altra pura sferragliata di metallo pesante che cala come un macigno borchiato sulle nostre teste...i ritmi forse sono leggermente più ricercati, grazie anche a qualche azzeccato cambio di tempo, e così tra riff granitici e grandi prestazioni tecniche Wings vola via trascinata dalle ali degli dei del metallo per cedere il passo ad un'indiscussa ed indiscutibile hit del disco, che contribuisce non poco ad elevare l'album in questione allo stato di masterpieces....comincia così, con rumori di venti lontani in sottofondo, l' epica (si avete capito bene, epica) Face The Blizzard che riporta immediatamente alla mente, negli attimi iniziali, grandiose memorie targate Omen (specialmente nel mastodontico urlo iniziale....chi vi ricorda?). Il pezzo si svolge e prende "forma" su un tappeto cucito da riff fini e possenti, saldati da un basso roccioso e da un drumming che accompagna la voce del singer davvero carica di pathos, per poi sfociare in un monolitico refrain che precede un crescendo musicale davvero dirompente! Eccelso l'epicissimo finale accompagnato da sognanti e magici cori che da tempo le mie orecchie non avevano avuto più modo di sentire nelle moderne produzioni nostrane. Brano che da solo vale mezza produzione italiana odierna. Il pezzo che ora segue, forma, insieme alla precedente hits, il cuore pulsante di questo album, un cuore intorno al quale ruotano come astri tutte le altre canzoni, parliamo di Viking che va a concludere insieme a Faces il duo granitico ed epico perno centrale del disco. Viking, con il suo epico flavour, inizia accompagnata da una carica di inossidabile, puro, cristallino heavy "fucking" metal. Dalle vage tinte "manowariane" è proprio in questo pezzo che il singer raggiunge la massima espressione, a mio modesto parere, grazie ad un cantato granitico e più cupo rispetto alle tracce precedenti. I riff sono pesanti, scolpiti nella roccia, il refrain è epico nel suo incandescente incedere ed accompagna il monolitico riffing che abbraccia e racchiude nella sua grande possenza lo spirito di questo fantastico brano, che altro dire? Altro non possiamo se non passare la "parola" ai nostri timpani. Concluso il duo centrale, nonchè cuore del disco, la corazzata di metallo firmato RAIN non da cenni di cedimento, anzi, si prepara l'arrembaggio grazie alla schiacciante Blood Sport, che, abbandonato il flavour epico, fa tornare le melodie su ritmi veloci e distruttivi, una spruzzata di heavy metal tipicamente teutonico (e di qualche memoria targata Running Wild) accompagna tutto lo svolgeri del pezzo che ha il suo punto centrale nel mastodontico refrain scandito da un chorus diretto, potente, imponente, grezzo e tra i più riusciti del lotto... distruttivo! Buona la seguente, catchy e rocckeggiante Yellow Putrefaction, che scorre via grazie ai frizzantissimi ritmi costruiti da travolgenti riff e da un orecchiabilissimo e trascinante refrain, eccelso come sempre l'assolo, qui, come nel resto delle song. E' una vampata di energia la seguente Energy, una fast song in pieno "Rain style", potente, diretta, aggressiva e dal chorus ancora una volta azzeccatissimo...ma che altro chiedere? Ottime anche la seguente Only You Dreams che insieme alla successiva Serial Kilelr formano un blocco di melodie che sprizzano heavy metal da ogni dannatissimo riff. Il disco si conclude con la riconoscente Only For The RAIN Crew un inno metallico, immancabile in un disco del genere, di riconoscimento a tutti i seguaci che tengono accesa la fiamma dell'heavy metal e della band. Tiriamo le somme. Molte persone sanno che sono restio ai voti alti, ma non posso negare un voto da indiscusso masterpiece a questo disco che sarà ricordato anche tra anni ed anni a venire, e per la prima volta mi vedo ad assegnare un 90 ad una release italiana, nonchè per la seconda volta assegno un 90 ad una nuova uscita dai tempi del glorioso Killing Ground dei Saxon. Ogni giorno sento molti metallers lamentarsi che nel nostro Paese la situazione è critica e che le mitiche release degli anni 80 non torneranno mai più...ebbene i Rain ci smentiscono. Abbiamo davanti finalmente un colosso di puro e cristallino heavy metal targato Italia (e che non dubito tra anni possa diventare un pezzo da collezione), ora davvero molti di voi non avranno scuse a cui appellarsi per non comprare questo masterpiece che segna l'affermazione totale di una band attiva fin dai lontani anni 80 e che, secondo il mio modesto parere, grazie a questo epico e mastodontico disco (nettissimo passo avanti rispetto al precedente Bigditch 4707) ha raggiunto la consacrazione definitiva.
VOTO: 90
Vincenzo "Enzo" Ferrara
A cosa serve il passato? A crogiolarsi in ricordi che ti consolino da un presente (ed un futuro) tutt’altro che esaltante, a far finta che le cose non siano cambiate, oppure a costruire un futuro ancora migliore del suddetto passato? I Rain, che di ricordi e memorie da raccontare ne hanno a bizzeffe (23 anni di carriere e 15 tonnellate di sfiga alle spalle!), hanno scelto: hanno scelto di non sedersi a ricordare o a fare rimpatriate, ma di ‘affrontare la buffera’, come dicono in uno dei brani del nuovo lavoro ‘Headshaker’, vale a dire costruire il nuovo con quello che si sono portati dal passato. Per questo quello che troverete in queste 11 nuove, brucianti ed infuocate tracce di hard ‘n’ heavy metal, sarà il suono degli ’80, il loro humus di nascita, nutrito da Riot, Judas Priest, W.A.S.P., Motley Crue, Iron Maiden, Van Halen, ma anche Rainbow, Whitesnake e pure qualcosa di Rage, Running Wild e Grave Digger. Tutto questo, però, viene suonato da una band del 2003, con suoni del 2003 e che vive in questo 2003. Pertanto, già dalla title-track che apre il disco, o dopo l’ascolto di pezzi come ‘Wings’ o ‘Face the Blizzard’, la batteria di Andrea Baldi sarà sì veloce come nella tradizione metal americana di due decadi fa, ma possente e varia, sempre alla ricerca della maniera più fluida per il cambio d’inerzia di brani come ‘Yellow Putrefaction’, spina dorsale, assieme al basso di Gianni Zenari, per le trame chitarristiche dirette ma tutt’altro che semplici della coppia Alessio Amorati/Luciano Tattini, i quali tessono riff e disegnano assoli fregandosene altamente del genere di metal che vanno a toccare. Ora power, ora hard melodico, un’altra volta speed quasi tedesco per poi passare a cavalcate maideniane o attacchi alla Judas ed alla fine, quando meno te l’aspetti, a mid-tempo di natura power-blues degna dei migliori Whitesnake. Fanno tutto questo perché i Rain di musica (e di strada) ne hanno macinata, ma invece di apparire stanchi e disorientati come molti loro colleghi ben più blasonati, sembrano decisi e carichi di entusiasmo, con la voglia e la consapevolezza di poter ribaltare il mondo futuro, partendo dal più tradizionale dei sound: heavy metal, punto e basta! Ed a suggello di un album che, se messo sullo stereo della vostra macchina, potrebbe farle guadagnare almeno 20 cavalli in più, la voce del ‘Tronco’, alias Alessandro Tronconi, tagliente, incisiva, alta e squillante quando si deve colpire ai vertici, ma ruvida e sanguigna nel momento in cui si mira alle parti basse, un po’ Mike Reale, un po’ Paul Di Anno (ma molto più tecnico). Soprattutto, in questo ‘Headshaker’ ed in brani come ‘Serial Killer’ o la dedica conclusiva a chi, in questi 23 ha sempre creduto in loro, ‘Only for the Rain Crew’, c’è il carisma, la freschezza, la ‘novità’ di ha il talento per questa musica, che la ama a dispetto di tutto quello che gli è successo e che ha il coraggio di accogliere il futuro scegliendo da esso ciò che gli interessa (sentitevi la produzione dei Fear Studios di Alfonsine – Ravenna -), senza perdere di vista l’identità. La strada per il domani è a senso unico, ma con i Rain a guidarci a tutta velocità…beh, non sarà di certo un vicolo cieco. Da avere e far sentire a tutti quelli che oggi blaterano d’innovazione o true metal.
Andrea Evolti
Eccoci giunti a recensire una band che dovrebbe dire molto agli amanti della scena underground degli anni '80: I Rain. Di sicuro il nome dei bolognesi non giunge affatto nuovo a chi nei pieni eighties indossava il chiodo anche d’estate e cantava a squarciagola canzoni degli Iron Maiden e dei famosi nostrani Vanadium, di sicuro costoro non potranno che rimarcare il fatto che ben 23 anni di militanza e d’esperienza per la band fondata da Lucio Tattini e Gianni Musso sono veramente tanti, ma che la ‘veneranda età’ dei Rain non influisce assolutamente sulla cattiveria e sulla grinta della loro musica. Anche ai più giovani la combo emiliana dovrebbe dire qualcosa: innanzitutto l’uscita prima del qui recensito Headshaker, Bigditch 4707, suscitò ottime reazioni da parte delle webzine e delle riviste musicali del genere; in aggiunta a ciò i Rain tra il 2001 e il 2002 fecero da band di supporto alle date italiane del loro contemporaneo ma più famoso Paul Di’Anno. La caratteristica purtroppo tipica dei bolognesi era costituita dai frequenti cambi di line-up; fortunatamente, al giorno d’oggi la line-up sembra stabile, affiatata ed è così delineata: Alessandro ‘Tronco’ Tronconi alla voce, Luciano ‘Lucio’ Tattini e Alessio ‘Amos’ Amorati alla chitarra, Gianni ‘Gino’ Zenari alle quattro corde, Andrea ‘Mario’ Baldi dietro le pelli, con l’aggiunta di Jacopo ‘Jak’ Ghisolfi che si è occupato dei testi delle canzoni e della grafica in generale. Dal punto di vista del mixing e della produzione nulla da dire, l’esperienza si fa sentire e tutti gli strumenti hanno il loro ruolo ben delineato, il suono è decisamente pulito ma nel contempo graffiante e grintoso. Proprio la grinta appare essere la caratteristica primaria di questo Headshaker: non c’e’ un riff, un assolo o un acuto di Tronco che risultino opachi o poco potenti, il disco inizia con forza e prepotenza, finisce con forza e prepotenza; difficile quindi rilevare episodi negativi in un album estremamente compatto, granitico quanto i muscoli di Conan il barbaro, tagliente e graffiante quanto basta a battere la concorrenza in ambito heavy-power. Il disco si apre con la title-track Headshaker, belli l’intro affidato alla batteria, il riff portante e i grandiosi acuti di Tronco, le successive tracce sono piuttosto brevi e molto dirette, sempre molto azzeccato il sound delle chitarre, pulito quanto basta per farsi apprezzare al meglio. Ottima la quarta track, Face the Blizzard, con un ritornello decisamente epico e coinvolgente, uno di quei ritornelli che entrano immediatamente nella testa e sono difficili da allontanare. Notevole anche la successiva Viking, anch’essa caratterizzata da toni power piuttosto marcati e dai soliti, ottimi riffs sfornati dal duo Tattini-Amorati. Ultra-aggressivo il riff portante di Blood Sport, che funge da preludio ad un eccellente acuto di Tronconi, il resto della canzone poi procede con grande grinta come del resto (e come ho già detto più volte) l’intero cd; molto accattivante il rock ‘n’ roll di Yellow Putrefaction, un Chuck Berry in versione heavy e col giubbotto di pelle. Ottime anche le seguenti Energy, Only Your Dreams e Serial Killer; bello l’omaggio per tutti coloro che hanno sostenuto le sorti dei nostrani Rain in questo anno, costituito dalla conclusiva Only for the Rain Crew. Da segnalare nella versione a me giunta di questo promo un’ottima sezione multimediale, fornita di biografia, foto, mp3 tratti dai concerti o da interviste, e una conveniente sezione merchandise (dove potrete trovare tra l’altro anche i plettri griffati Rain). Insomma: con Headshaker gli emiliani hanno fatto le cose decisamente in grande, ottima la proposta musicale in sé, ottima la presentazione e la promozione del disco; se siete appassionati del vecchio, grintoso heavy sound degli anni '80-'90, non lasciatevi sfuggire assolutamente questo cd quando uscirà nei negozi, dal momento che è una piccola perla in grado di, mi si conceda il termine, spaccare il culo ai passeri! Piuttosto che su nomi famosi in ambito power-heavy della scena internazionale vi consiglierei vivamente di puntare sui Rain, che saranno si meno conosciuti di altri, ma in quanto a storia, esperienza e grinta possono benissimo rivaleggiare con cugini più ricchi. Per concludere, vi lascio alle parole della title-track: Hear the sound, that fucking guitar sound / You know, you can’t mistake, the sound of Rain!
Voto: 8,5
Brown Jenkin
Giunge tra le mie mani questo nuovo Cd dei nostrani Rain, formazione all'attivo da 23 anni che non ha però mai avuto il successo meritato. Attualmente i Rain hanno firmato per un'etichetta Francese, la Deadsun Records, che consentirà loro la produzione di 2 album, primo dei quali questo nuovo Headshaker. Devo ammettere di essere un tantino lusingato nel recensire un gruppo che esiste da prima che io nascessi, però è con piacere che presento questo album di buon e sano heavy metal, radicato nell'hard rock che dominò gli anni '70 - '80. Niente inutili fronzoli, questo è heavy metal adrenalinico e diretto, che sono sicuro, dal vivo, farà scuotere anche le testoline più intransigenti. Il Cd apre con Headshaker, una song carica di energia e grinta come poche, che marca quello che sarà l'impatto dell'intero disco. Inutile menzionare altri brani, perché non vi è alcuno che possa emergere più degli altri, se non per impatto e grinta. A questo punto, non mi resta che consigliarvi di ascoltare assolutamente questo Cd, che sarà nei negozi a breve. Solo così potremmo dare i dovuti riconoscimenti a questa band, che nel 2003 crede ancora nel buon sano heavy metal e che riesce, soprattutto, a renderlo interessante.
Belf
Per chi non lo sapesse, i Rain sono una band emiliana attiva fin dal 1980 (nata come band punk, pensate un po’…), uno di quei nomi notissimi per chi naviga nel panorama underground. L’underground già…mentre intorno a loro i trend nascevano e morivano, le band spuntavano fuori come funghi pronte a suonare ora punk, ora power, ora thrash, ora crossover a seconda delle circostanze, i nostri sono sempre rimasti all’interno del culto dei pochi, suonando con caparbio orgoglio verso ogni moda o tendenza quella musica che tutti amiamo: l’heavy metal. Ma attenzione! Non quel trallallà metal a base di tastiere zuccherose e gorgheggi, ma un fottuto metallo debitore agli anni ’80, fatto dal sound di chitarra e dal cantato potente. Una formula che dopo 23 anni di carriera la band ripropone perfettamente intatta. Il disco “Headshker” è composto in massima parte da brani immediati e coinvolgenti, suonati con stile e tecnicamente ineccepibili. Tra questi spuntano per qualità la titletrack, roccioso guitar metal alla Accept/Priest con un ottimo refrain, oppure la successiva e anthemica “Rocker Ram”, in cui i riff scorticanti e la precisa sezione ritmica vi porteranno per mano in quel mondo fatto di jeans strappati, magliette attillate, headbangers e avvenenti groupies. Da citare anche l’epicissima “Face The Blizzard”, dai ritmi cadenzati, ottimi cori e un refrain che vi si stamperà subito in mente, oppure la divertente e piuttosto atipica “Yellow Putrefaction”, dai ritmi street/rock, in cui il singer si diverte anche a fare il verso a un certo Elvis Presley…con ottimi risultati peraltro! Ottima anche la conclusiva e di motorheadiana memoria (per quanto riguarda il titolo, musicalmente siamo su due poli opposti) “Only For The Rain Crew”, energico omaggio ai propri fans. Insomma, “Headshaker” non è di certo un disco per nostalgici, ma consegna al ventunesimo secolo una storica band che appare in gran forma. Peccato solo per la presenza di due-tre pezzi un po’ lineari e privi di quel pizzico di mordente in più, ma nel complesso “Headshaker” rimane una release davvero buona.
Andrea
I paladini italiani del classico heavy metal sono tornati con un album incandescente e scoppiettante. Una carriera lungimirante ha fatto dei Rain un gruppo solido che, nonostante resti fedele al circuito underground, può contare su di un seguito incoraggiante e adesso anche sul supporto della Deadsun rec. che ha licenziato il nuovo “Headshaker”. La passione è l'unico motore che spinge la raincrew, una sincera devozione all'heavy metal propriamente inteso, quello contaminato solo da un sanguigno e caloroso hard rock, come dimostra la blueseggiante 'Yellow Putrefaction'. Nessun tecnicismo o diavoleria su “Headshaker” che sprizza grinta da tutti i pori; accanto alla tiratissima titletrack figurano song più cadenzate come 'Wings' o 'Viking', passando per l'epica e molto corale 'Face The Blizzard'. In omaggio ai fans il brano 'Only For The Rain Crew' chiude un cd consigliato non solo alla cerchia di affezionati, ma a tutti gli amanti della sana musica heavy. Una band di reale e vissuta attitudine metal!
Eman
Francamente trovo difficile definire i RAIN "gruppo emergente", basti solo pensare che esistono dal 1980,che hanno al loro attivo due demotape ( "Bad situation" 1984 e "The rain is coming" 1986) e quattro album ( "Ten years after" 1990, "Red revolution" 1994, "Bigditch 4707" 2000 , "Headshaker" 2003 ). Ai pochi i lavori discografici sopperisce una intensa attività live che ha reso il gruppo una vera e propria macchina da palco, i Rain infatti usano le esibizioni dal vivo per trasmettere al pubblico tutta la loro carica e la loro grinta ripagando con sudore e puro Heavy Metal la loro carenza tecnologica che esalta invece le nuove band di Power heavy. Il loro stile anni ottanta li avvicina dunque a gruppi storici come Iron Maiden, Deep Purple o AC/DC che molto davano sul piano fisico rendendo la loro musica viscerale e istintiva creando un vero e proprio modo di fare e di concepire l'heavy metal. Conosciutissimi nel bolognese e in tutta l'Emilia, i Rain provano con il nuovo CD "Headshaker" a compiere il salto di qualità che possa portarli, dopo vent'anni di duro lavoro e ottima musica, ad una più vasta considerazione su scala nazionale avendo tutte le carte in regola per farlo. Il loro advanced CD, infatti, è davvero spettacolare sia musicalmente che visivamente. Se lo si ascolta con un PC si viene subito trasportati nel mondo dei Rain grazie alle pagine web visionabili off-line costruite con maestria da Jacopo Ghisolfi, dagli MP3 disponibili (con i quali possiamo scoprire anche brani di album precedenti), dall'ascolto delle divertentissime interviste (che fanno carpire fino in fondo lo spirito con il quale questo gruppo fa musica da tanto tempo senza mai annoiarsi), dalle innumerevoli immagini, gadget per desktop, link interessanti e pagina dei testi delle canzoni. Io,personalmente, mi sono divertito tantissimo nel conoscere i Rain tramite questo lavoro multimediale che hanno aggiunto ai 44 minuti di musica del CD, incuriosito specialmente dalla descrizione del loro "studio di registrazione" (La fossa) che è un locale situato in un paesino a venti minuti da Bologna dove il gruppo compone i propri brani musicali, li registra, prova le esibizioni live, si scola ettolitri di birra e sopratutto si diverte e fa divertire quanti con loro frequentano il rifugio. Musicalmente il CD la dice lunga sulla ormai raggiunta professionalità della band, prodotto dalla Deadsun record è registrato benissimo e infonde nell'ascoltatore tanta carica e adrenalina che solo un concerto live può dare. Gli undici brani sono quasi tutti da "Greatest hits", si parte con la title track Headshaker che con la sua melodia accattivante invoglia all'ascolto di altri capolavori come Rocker rain, Wings, Energy o Face the blizzard (che per la sua composizione epica ricorda le soundtrack dei cartoon giapponesi anni ottanta). Pongo un gradino al di sopra di tutti lo straordinario talento vocale di Alessandro "Tronco" Tronconi che ricorda il miglior Bruce Dickinson degli Iron Maiden e, negli acuti, Ian Gillan (Deep Purple) nella interpretazione di "Child in time". Forse nel CD manca la cosiddetta "ballad" che molti mostri sacri dell' Hard rock e dell' heavy hanno usato per dar prova anche di saperci fare con ritmiche e melodie più morbide, ma ci sarà spazio nel prossimo lavoro di questo gruppo alfiere del "Sex-Beer and Heavy Metal".
Michele Perrella
Irrompe la batteria, rullata, parte il riff di chitarra e la voce di Alessandro Tronconi urla al mondo che finalmente i Rain sono tornati sulle scene, “Headshaker” ha la forza di un panzer, la band suona compatta e la buona produzione esalta il lavoro di gruppo. La successiva “Rocker Ram” suona ancor più heavy, i Rain sono i porta bandiera del sound metal anglosassone (Saxon) ed americano degli eighties (Twisted Sister e Quiet Riot), adottatano la filosofia di vita denim & leather per lanciarsi in cavalcate metalizzate e di facile presa. Affiatata la copia di axeman formata da Luciano Tattini e Alessio Amorati, non fanno mai mancare il supporto ritmico creando riffs taglienti, le acciaierie britanniche di “British Steel” lavorano nuovamente a pieno regime grazie alla tellurica “Wings”, a seguire la ritmata “Face The Blizzard”. I Rain sono come un vascello carico di cannoni, ogni track è una cannonata di metal infuocato, non si discute sulla proposta musicale alquanto old fashioned ma a Muttley piace e parecchio, in quanto è sempre più difficile riuscire ad ascoltare band di metal dal suono diretto, “in your face”, troppi gruppi hanno il suono artefatto dovuto a produzioni stellari. Non crediate sia facile ascoltare un suono di batteria come quello che è riuscito ad ottenere il drummer Andrea Baldi, il suono sembra d’acciaio e raggiunge il suo scopo, ovvero percuotere le pelli e dettare i tempi della locomotiva metallica denominata Rain. È un vero piacere poter ascoltare una band che guarda al sodo, i Rain hanno assemblato un lotto di pezzi metal ad alta energia; sparatevi “Blood Sport”, “Energy” e “Viking”, vi sentirete rigenerare. “Headshaker” non contiene ballads, ma solo heavy metal songs. Heavy metal is the law!
24-08-2003
Muttley The Flyer
Voto: 78
Già recensiti poche settimane fa
col singolo di presentazione, mi giunge a casa l’advanced cd del gruppo
emiliano dedito all’hard&heavy vecchio stampo che, ho ascoltato con
estrema attenzione e curiosità e che, mi appresto ora a recensire
sulle ns pagine. 44 minuti di musica tiratissima che, ahimè,
forse poco c’entra con le nostre pagine dedite invece a suoni più
glam o aor ma che, nel contesto, non possono essere lasciati in disparte
vista la loro storia ventennale. Già, perché di ventennio
si parla. I RAIN sono in Italia dal 1980 e sono la band di heavy metal
classico più longeva della nostra Penisola.
Il sound roccioso e granitico viene accompagnato
da suoni chiari e ben mixati dall’abile Gabriele Ravaglia. Tra i KING OF
DARKNESS, WINE SPIRIT e quel che resta nella vostra memoria degli inossidabili
W.A.S.P. sono quello che i Rain donano all’appetito dei vostri timpani
succulenti di riffs taglienti e potenti, accompagnati sempre dalla voce
potente in stile “metal epico” che, sono sicuro, accontenterà tutti
coloro che, leggendo queste pagine, sono alla ricerca anche di buon vecchio
e sano heavy metal!
Bravi ragazzi, continuate così
e spaccate il culo nei vostri tours europei!
Marco Paracchini
L’heavy metal DEVE rinnovarsi; non si può
vivere di ricordi passati; gli eighties hanno fatto la loro epoca; largo
alle nuove generazioni. Ideali e convinzioni di questo tipo sono da evitare
durante l’ascolto di “Headshaker”, nuovo full lenght dei bolognesi Rain.
Nati nel 1980, da oltre vent’anni il gruppo emiliano porta avanti la bandiera
dell’heavy metal che ha regnato nei gloriosi anni ottanta, un sound classico,
massiccio e terribilmente carico d’energia, distribuito in maniera equa
e costante negli undici brani di questo full lenght. L’amore verso sonorità
vicine a dinosauri quali Saxon e Ac/Dc, senza disdegnare l’heavy rock a
stelle e strisce che ha fatto la fortuna di Riot e anti altri illustri
colleghi trasuda in ogni strofa, ponte e ritornello nato dal frizzante
song writing del quintetto nostrano. Punti di forza di “Headshaker” sono
senza dubbio i massicci riffs di Amos e Lucio Tattini (unico superstite
della formazione originale) alle sei corde, più la carismatica ed
efficace ugola di Tronco che, forse non di fama, ma per capacità
non è per nulla inferiore ad altri singer ben più blasonati
della nostra scena. I cliché dei tempi andati sono tutti presenti:
brani veloci come la title track corrono affiancati dal letale mid tempo
di “Viking” e da trascinanti cori in grado di rendere ogni refrain vera
e propria manna per gli amanti dell’heavy metal sound. Ovvio che da un
disco come “Headshaker” è praticamente impossibile trovare innovazioni,
sperimentazioni o idee così mirabilanti da stravolgere il genere
proposto, qui si parla di quarantaquattro minuti di grande musica suonata
con l’unico intento di divertire e far scorrere vorticosamente l’adrenalina
nelle vene. Una lunga, infinita gavetta quella i Rain, ma ventitre anni
di devozione al verbo della musica stanno ora iniziando a fruttare consensi,
chissà che una buona distribuzione come la Self non sia in grado
di far conoscere a dovere i prodi bolognesi a tutto il suolo italiaco,
e magari anche a qualche chilometro più in là. L’heavy metal
DEVE rinnovarsi….ma chi l’ha detto?
Voto: 8
Ritornano finalmente i nostrani Rain a tre anni di distanza dal già recensito “Bigditch 4707”, sempre capeggiati dal chitarrista fondatore Luciano Tattini. Forti di un deal discografico con la label francese Deadsun Records, i nostri veterani ci propongono il presente “Headshaker”, sesta release della loro carriera (il debut album “Bad Situation” risale al lontano 1984!!!) che conferma tutto quel che di buono era stato detto riguardo il suo predecessore. La sostanza non è cambiata di una virgola: un mix di heavy metal ottantiano e hard rock groovy e pregno di feeling, figlio della NWOBHM e di band quali Motorhead e Judas Priest, assolutamente estraneo ai trend odierni, back to the roots fino al midollo, grezzo fin che si vuole ma assolutamente carico di un’energia e di una passione estranei alla stragrande maggioranza delle band attuali. Rispetto a “Bigditch 4707”, tuttavia, viene quasi completamente meno sul nuovo lavoro la componente più oscura di due gemme quali “The Gate” e “End of Time” a favore di brani dinamici e diretti, potenti e melodici nella migliore scuola Rain, che altro non chiedono di scatenare un po’ di sano headbanging, soprattutto sotto il palco! Fin dall’opener “Headshaker” i nostri mettono subito le cose in chiaro, No compromise!, e traccia dopo traccia pezzi come “Rocker Ram”, la distruttiva “Face the Blizzard” e “Blood Sport” (assai vicina a pezzi quali “The Wicker Man” degli Iron Maiden) chiariscono l’evidente attaccamento della band a certe sonorità retrò ma assolutamente mai superate. Ottimo il guitar riffing e ottima la prestazione del drummer Andrea Baldi, finalmente sostenuta da una produzione pulita e veramente all’altezza. Altri pezzi assai ben riusciti sono “Viking”, song graffiante e cadenzata dal flavour epico, “Only your Dreams” e il mid-tempo conclusivo “Only for the RAIN Crew”. Restano ancora una volta alcune riserve sulla prestazione del singer Alessandro Tronconi ma il CD merita sicuramente un grande riconoscimento! Bentornati Rain!
PS Per rendervi pienamente conto delle molteplici influenze dei Rain ascoltatevi la grandissima “Yellow Putrefaction”... ehi guys, that’s rock and roll!!!
7,5/10
Aragorn
Il nuovo 'Headshaker' è finalmente fuori ed è con un certo entusiasmo che si riesce finalmente ad assaporare il nuovo album dei Rain, il quinto per la precisione, l'ennesimo tassello discografico che fa raggiungere alla band emiliana quota ventitre in fatto di anni di carriera e, soprattutto, impartisce una nuova lezione d'alta scuola nel campo dell'heavy metal. Il sound è quello di sempre, dinamico, potente, trascinante e ciecamente devoto ai classici patterns compositivi degli anni '80, caratteristica, questa, che ha fatto dei Rain un vero e proprio baluardo dell'italica frangia metallica, nonostante i numerosi anni di gavetta scontati nel purgatorio dell'underground. Il livello tecnico della band è, ovviamente, fuori discussione ed ogni singolo personaggio ci mette del suo affinché il risultato finale di questo 'Headshaker' sia quello infine ottenuto, ovvero strepitoso: una prestazione corale che non ammette individualismi, in cui ognuno si ritaglia il suo giusto spazio con la maestria del musicista rodato e consunto dalla fiamma dell'heavy metal. Grandi pezzi ('Only Your Dreams' tra i tanti), melodie e riff da antologia, groove assassino e tanta esperienza sul campo si fondono assieme in un'unica grande amalgama, quella del hard rock puro: questa, fondamentalmente, la matrice da cui ogni brano prende le mosse, nonostante che vi siano parecchie (e non poco gradite) sterzate in territori più heavy, come nel caso dei pesantissimi mid tempos snocciolati qua e la dalla band nel nuovo pargolo 'Headshaker'. Tanto per non farsi mancare proprio niente, infine, come non accorgersi di episodi più 'soft' e scanzonati come 'Yellow Putrefaction' e 'Only For The Rain Crew', brano che fra le varie cose vanta la realizzazione di un video clip promozionale. Parecchia carne al fuoco quindi, e tutta d'ottima qualità… ben tornati Rain.
Maurizio Gabelli
Autore: Cap.Uncione
Punti: 4/5
Chiudete gli occhi e mettete nel lettore
questo album… il tempo vi sembrerà essersi fermato nel pieno degli
anni '80, quando a farla da padrona era la NWOBHM, un periodo magico e
indimenticabile per ogni amante dell'heavy metal. I Rain fanno davvero
il botto con questo platter e riescono a mettere a frutto tutta l'esperienza
(ormai ventennale) di cui dispongono proponendoci un sound che nonostante
sia fortemente legato al periodo di cui sopra, ha dalla sua un'indubbia
freschezza e suona precisamente come dovrebbe suonare un disco metal del
2003. Rispetto al passato, anche recente, si nota subito come la produzione
sia molto curata, segno che il contratto discografico di fresca data con
la Rising Works sta già dando i suoi frutti. Inoltre il disco contiene
una ricchissima parte multimediale con la storia della band, diversi mp3
dal vivo, le foto e tanto altro. Il marchio di fabbrica Rain è evidentissimo
anche se nel disco tutti gli elementi che nel corso degli anni hanno caratterizzato
il loro sound sono resi al meglio e valorizzati come non mai. Il titolo,
Headshaker, è una vera e propria dichiarazione di intenti e si comincia
proprio con la title track che è un concentrato di potenza, un assalto
sonoro che si preannuncia come una vera bomba dal vivo. "Rocker Ram" e
"Wings" sono due classiche metal song sulla scia del più classico
maiden sound e nelle quali si mette in luce un Tronco mai così alto
nei suoi acuti e nelle sue impennate. "Face the Blizzard" stupisce per
la sua carica, un brano che trascina dalla prima all'ultima nota, da cantare
a squarcia gola dopo un solo ascolto, pur senza risultare banale o scontato.
Ed è forse proprio questa la bellezza di questo disco, cioè
la presenza di ottimi brani, facilmente memorizzabili, ma che non lasciano
quella sensazione di "già sentito", fin troppo diffusa in questo
genere di produzioni. "Viking" è una stupenda canzone basata su
ritmi abbastanza cadenzati, alla Manowar, mentre "Blood Sport" sembra essere
uscita dalla mente di quel geniaccio di Harris e fatta apposta per essere
riprodotta dal vivo e scaldare a dovere la folla. I Nostri ci riportano
indietro di qualche decennio con "Yellow Putrefaction" che sembra una versione
del 2000 di una rock and roll song anni '60. Il finale è all'insegna
dell'energia e non a caso la traccia seguente si intitola "Energy", prossimo
cavallo di battaglia della band, uno splendido esempio di come i Rain siano
capaci di sfornare canzoni dalla presa immediata. Amos snocciola assoli
di gusto e Mario scandisce alla grande il tempo con una batteria che non
è mai stata così potente in un finale che chiude come meglio
non si potrebbe il disco: "Only your Dreams", Serial Killer" e "Only for
the Rain Crew" sono un trittico da brividi che fa venir voglia di ascoltare
nuovamente un disco che si candida come uno dei migliori nel suo genere,
uscito negli ultimi anni. Dopo molti, forse troppi anni passati in sordina
nell'underground, la speranza è che un disco di questa caratura
possa finalmente ripagare Lucio e gli altri delle loro fatiche con un meritatissimo
successo.
Voto: 7,5/10
Alessio 'Slayer' Noè
Dopo 3 anni dall'uscita "Bigditch 4707" i nostrani Rain tornano alla grande con un album carico di energia e voglia di suonare. Nonostante la loro lunga storia travagliata e ricca di ostacoli, non si sono mai scoraggiati e hanno sempre creduto in sè stessi. "Headshaker", questo il nome del nuovo lavoro. Subito il titolo mette in chiaro a cosa andiamo in contro: se lo ascoltiamo non possiamo evitare di muoverci e scatenarci. Già, perchè gli 11 brani che ci vengono proposti sono un concentrato di energia che ti entra nelle vene e in qualche modo deve uscire fuori! E via in un salto nel passato, nei tanto amati anni '80, in un viaggio verso un Hard n' Heavy Metal tipico dell'epoca seppur rivisto in chiave moderna. Molto evidenti sono i richiami a gruppi come Iron Maiden, Van Halen, Motörhead.. a volte si possono percepire lievi influenze dei vecchi Rage, il tutto condito da una venatura di Blues. Generalemente i vari brani si assomigliano per velocità di esecuzione: non aspettatevi dei pezzi iperveloci, ma nemmeno un album colmo di midtempos! Tutte le canzoni sono suonate a velocità andanti, ma senza mai esagerare. Ottimo il lavoro dei due chitarristi, accompagnati da un eccellente basso e da una martellante batteria. L'album apre con "Headshaker" e subito conferma perchè proprio questo nome: doppia cassa a tutto andare per tutto il pezzo, riff di chitarra avvincenti e tanta, tanta potenza. Così vale anche per i brani "Rocker Ram" e "Wings". Con "Face The Blizzard" si cambia leggermente "atmosfera" e si passa a toni più epici. "Viking" è invece una canzone più cadenzata, quasi rilassante.. sembra che i Rain vogliano darci un attimo di respiro. Già, perchè con "Blood Sport" si riprende a pogare e ballare con un pezzo parecchio power. E' il momento di "Yellow Putrefaction", un pezzo rock'n'roll / blues che stacca un attimo i vari brani presenti sull'album. In effetti non ha molto a che vedere con il resto delle altre canzoni ma da quel tocco particolare, quel break essenziale per poter continuare il nostro ascolto verso le ultime 4 canzoni. Infatti "Energy" e "Only Your Dreams" sono due pezzi veramente heavy che accompagnano l'entrata di "Serial Killer", un brano che mi ricorda i vecchi pezzi dei primi Nocturnal Rites. Gran finale con "Only For The RAIN Crew": un inno verso i loro fan, un mid tempo interamente dedicato a coloro che in tutti questi anni (23!!!) hanno sempre creduto in loro e non li hanno abbandonati. Ho volutamente parlato a grandi linee senza soffermarmi troppo sui singoli pezzi. Tutti i brani sono belli e se dovessi parlare di alcuni lo farei solo per preferenze personali che senz'altro potrebebro non trovare riscontro nei gusti di altri ascoltatori. Quindi il mio consiglio è quello di ascoltarvi il CD e immergervi in questo ritorno al passato. Se sentite nostalgia dei vecchi tempi di sicuro non ne rimarrete delusi. Concludo facendo i complimenti alla band per la forza, la grinta ma soprattutto la vera passione che li accompagna da tutti questi anni, augurandole un sincero in bocca al lupo!
Mi sembrava di aver già sentito più volte questo nome:”Rain” eppure mi ricordo di aver ascoltato dal vivo questo gruppo ma chissà….Dalle notizie datemi prima di ascoltarlo mi hanno detto che era un debutto e allora ho detto dentro di me “…erano altri Rain..”. E invece no!!!!Sono proprio loro, il grande gruppo bolognese che ormai da vent’anni calca i palchi italiani e lo ha fatto anche di spalla all’ex maiden Paul Di Anno!!!! Con il loro granitico heavy metal classico fanno debutto soltanto ora a causa di una line-up più volte cambiata e varie problematiche all’interno del gruppo. Oggi, con un contratto sotto l’etichetta francese della Deadsun, finalmente possiamo ascoltare “Headshaker” che a mio avviso può davvero essere considerato come un discreto album d’esordio e si sente comunque la loro eccezionale esperienza ormai acquisita nel corso di tutti questi anni… Proprio con la title-track comincia un album dove la velocità si fonde ad un sound aggressivo ma sempre in pieno stile heavy anni 80’. “Headshaker” fa impazzire tutti per il suo riff tagliente e coinvolgente per non parlare della potenza che la grancassa butta fuori e provoca all’ascoltatore un brivido lungo la schiena. Cori e precisi cambi di ritmo con i soliti riff a contornare il tutto per la seconda “Rocker Ram” che sembra venire da gruppi teutonici ma il succo è puramente bolognese.. “Viking” è un’altra song corale ma allo stesso tempo heavy, più epica delle precedenti e con più prove chitarristiche assai più ricercate.. Anche il resto dei pezzi sono tutti diciamo di ottima qualità e valore, sempre in pieno stile heavy metal anni 80’, forse l’unica che esce un po’ e si avvicina più al power può essere”Blood Sport” che davvero è una delle migliori, e questo davvero denota una grande passione per questo genere e bisogna complimentarsi perché non è da tutti esordire nel 2003 e proporre musica che era proposta ben 20!!!anni fa!!!Davvero grandi! Adesso aspettiamo di vedere come gli anni futuri possono cambiare la band o migliorarla…chissà per ora grande esordio.
VOTO: 8
Lord Of Darkness
Inutile stare qui a "menarcela" facendo discussioni sul fatto se abbia ancora senso suonare un certo tipo di musica nel 2003 e cose simili, qui siamo di fronte ad un cd di METAL, senza nessun'altra parolina davanti, quel metal che era tanto in voga negli '80s e che, nel tempo, ha saputo rivivere più e più giovinezze. A differenza di quello che avviene per molti gruppi del genere, qui non stiamo parlando di una band di ragazzini che, volendo emulare i grandi del passato, hanno deciso di impugnare i propri strumenti e lanciarsi in qualche crociata in stile Manowar, ma bensì di "ragazzoni", di gente che gli '80s li ha vissuti in prima persona, alcuni dei quali sono giù arrivati alla soglia dei 40. Già, il primo demo della band risale addirittura al 1984, ossia quasi 20 anni fa, e se dopo 20 anni si continua a seguire un certo stile di vita e ad ascoltare/suonare un certo genere musicale, significa solo che stiamo parlando di gente che ci crede, e ci crede davvero! Passando al nuovo "Headshaker", ci troviamo di fronte ad un disco che è un concentrato di quello che band come Iron Maiden, Manowar, Motorhead e Judas Priest hanno fatto nei loro anni migliori, il tutto riletto in una chiave sì classica, ma che non "puzza" di già sentito come molti dischi del genere: come disse qualcuno, l'esperienza ha il suo peso, ed ecco quindi che una band di "vecchietti" ci prende a calci in culo come tante band di ragazzini possono solo sognare di fare. Ma si sa, quando le cose sono fatte col cuore, la gente che ascolta lo percepisce, ed ecco che song come la title track, "Energy", "Viking" o la conclusiva "Only For The Rain Crew" acquistano un significato diverso, quel significato primo che si può riscontrare solo nei grandi del passato. Ecco dunque che, dopo tanti anni di gavetta, finalmente i Nostri hanno trovato un contratto discografico, direi decisamente meritato, che potrebbe dare a questi ragazzi la possibilità di farsi sentire da tutti: speriamo bene, perchè di band che suonano con il cuore non ce ne sono mai abbastanza!
Voto: 8
(Riccardo Maffiodo)
I Rain…..una band atipica…..una situazione realmente incredibile…una storia a sé. Conosciuti da tutti a livello Underground tra i metallari bolognesi, ed in generale in tutta la mia gloriosa regione chi più chi meno….i Rain sono il gruppo di cui tutti hanno sentito parlare, che tutto hanno più o meno visto dal vivo dalle mie parti, ma che in pochi forse conoscono realmente. Pochi affezionati li seguono dall’inizio, si parla dei primissimi anni ’80…tanto di cappello a chi ancora esiste, e pochi possono dire forse di avere ogni loro disco, ma loro sono ancora lì, a regalare tantissima energia sul palco, in puro stile anni ’80, in tutto e per tutto. Per le tematiche dei testi, per l’attitudine strong and proud, per la forza di andare avanti nell’underground, per la coerenza e ovviamente per la splendida musica, splendida forse ripetitiva…ma non per questo meno esaltante. Come non sbattere la testa ascoltando “Headshaker” (ehheheh non ci poteva essere titolo più eloquente), o ancora come non sentirsi parte di una grande e calorosa famiglia con la seconda e conclusiva traccia “Only For The Rain Crew”. Cd completato da una parte interattiva con alcune foto, i principali contatti la discografia e la biografia completa…c’è molto da imparare da questa band grandissima anche perché tanto umile dall’accettare ancora certe scelte….una lezione per chi crede con un disco di avere già il business in mano, io credo che questo sia veramente vivere Heavy Metal. Per quanto uno possa non apprezzarlo, uno possa preferire altro, questo è Heavy Metal as it should be, perciò provate ad ascoltarli, il disco dovrebbe essere già in giro. Ordinatelo dal sito, dal vostro mailorder, fate come volete, ma non lasciatevi indietro questa recensione. I Rain sono i Rain e ogni tanto non fa mai male andare a scuola di Metal, soprattutto se è storia italiana….a presto cari!!!!
Fabrizio "Fabruce" Mundici
VOTO: HEAVY METAL
La "saga" del "Metallo Della Casa" pare stia vivendo un momento assai proficuo,e Hammerblow non può che gioirne dato che cerca di seguire da sempre attentamente con occhio scrupoloso e esigente,ciò che può rappresentare per i rockers di spiccato orgoglio,un valido pretesto per continuare a pensare che c'è ancora qualcuno che come noi crede ancora in una musica che è talmente radicata nei nostri cuori,che non si può fare a meno di professarne la potenza e la maestosità,anche se questo molte volte significa essere snobbati o peggio ancora,definiti degli autentici "dinosauri" oramai passati di moda. Tutto questo non importa,ci pensano riffs tellurici e autentiche mazzate che cozzano dentro alle nostre orecchie a farci riflettere di essere davanti a una realtà che dire grande è dir poco. Questa realtà denominata Rain,ai più potrebbe rappresentare una sorta di nuova leva arrivata da poco al disco d'esordio,ma per i più giovani che necessitano di un piccolo ripasso (tra cui io) è sacrosanto precisare che i rockers bolognesi sono attivi dal lontano 1980,e che,come ogni gruppo storico che si rispetti in Italia,ha dovuto fare i conti più di una volta con la sfortuna,rappresentata da cambi continui di lineup che ne hanno tormentato la storia per un lungo periodo,iniziando comunque a farsi conoscere nel circuito underground con una serie di concerti che li consacra dall'83 in poi come band di puro heavy metal (agli inizi si cimentavano in un punk metal assai strano). Arrivano nel 2003 con un disco nuovo di zecca,dal titolo esplicativo "Headshaker" undici song che sono vere sprangate nelle gambe,intrise in un sound che trova molta risonanza in gruppi come Sinner, Primal Fear e Iron Maiden,giusto per rendere l'idea. La voce di Tronco è molto improntata sullo stile del biondo Sinner,anche se più elastica specie quando si arriva a toccare note più alte,ed è proprio "Headshaker" che da inizio alla sfilata,rimandando ai ritmi di "Judgment Day" dei sopraccitati Sinner, una rock song dai chiari lineamenti tedeschi con ritmo martellante in doppia cassa che ricorda molto da vicino quello di Klaus Sperling dei Primal Fear seguita da un'altra emula del Sinner sound,la ritmata "Rocker Ram",un'altra piccola gemma di un sound che anche se nato più di 1000 km più in alto di noi,non sfigura assolutamente in un contesto tutto lasagne,tortellini e ragù!! La seguente "Wings" porta avanti un discorso di linearità della struttura dei pezzi,dove l'essenziale per i Rain è andare a dritto come un treno,senza fermasi a nessun ostacolo. Anche in questo caso Tronco si rivela un ottimo padrone delle proprie corde vocali,sfruttandole su toni alti ma mai noiosi come certi singer al contrario propongono stancamente da ormai tanti anni. Il coro di una ciurma di vichinghi ai remi di un suntuoso drakkar,solca le onde di un tappeto di acque dove si erge l'anthemica ed epica "Viking" che rievoca un lontano passato molto vicino a quella cult band di nome Warlord,con la voce sempre sugli scudi che rimanda all'Eric Adams più epressivo e cantore di valorose battaglie. Non si smette di star fermi un attimo che subito si viene travolti da "Blood Sport" song dal sapore molto inglese che risalta l'operato dei cinque scatenati ragazzi di Bologna,che saranno anche animali da palco,ma dimostrano anche di essere validi musicisti come pochi se ne trovano ancora nell'ambiente classic metal,e che trovano anche il tempo di omaggiare in "Yellow Putrefaction" quel suono tipico a stelle e strisce di bands come Motley Crue e Poison e anche il mai dimenticato Elvis che anche se non è competenza abituale dei nostri rockers, va comunque a prendersi la sua dose di applausi dopo averci fatto sculettare come troiette di prim'ordine ahahaha. E' solo un sussulto a cui fa seguito un'altra song dal sapore maideniano quale è "Energy" il cui titolo parla già da solo,solo energia e talleria bordonistica che mette i Rain nella condizione di poter far valere in qualche modo le loro ragioni,visto che il tasso di di bravura raggiunge livelli esponenziali,ben al di sopra di tanti giullari che orbitano come avvoltoi sul pensiero di quale genere suonare domani per strappare un proficuo contratto discografico. Purtoppo siamo in fase di chiusura,e da segnalare c'è ancora quello che penso sia il cavallo di battaglia del gruppo, "Only for the Rain crew" che è anche la traccia da cui ne è estratto un video che è compreso in questa sede recensiva,che vede i cinque irriducibili alle prese con scorribande in macchine supersportive con il buon Amos che mette a rischio la propria vita schitarrando da un finestrino per poi ritrovarlo insieme a tutta la band sul palco,in un altra festa in onore del Rock più tradizionalista e oltranzista,che va bene per noi,va bene per loro,quindi va bene comunque!! Spero soltanto che prima o poi i Rain abbiano lo spazio che meritano e di vederli presto a fianco di band di altissimo livello. Che tutto ciò sia per i Rain un grande trampolino di lancio!
ONLY FOR THE RAIN CREEEEWWWW!!!
Running Wild
I Rain sono una band abbastanza nota nell’underground Italiano, infatti sono on the road dall’ormai lontanissimo 1980… I nostri provengono da Bologna, e sono giunti dopo due lp alla terza prova sulla lunga distanza. “Headshaker” li vede protagonisti di un sound senza tempo, che trae la sua forza nell’impatto dei judas priest e nelle melodie degli Iron Maiden… Per quanto riguarda la prova strumentale dei nostri, niente da dire, eccellente sotto ogni aspetto, soprattutto per quel che riguarda la parte vocale del buon Tronconi, che oltre ad andare su alto, canta anche con aggressività, cosa obbligata su un disco che richiama i Priest! La prima song che apre il cd la roboante “Headshaker” , la tittle trak appunto, massiccio uso di doppia cassa e vocals screaming che devastano senza tregua le orecchie dell’ascoltatore, come il grande Halford sapeva fare… la parte chitarristica degli axeman Tattini/Amorati, risulta abbastanza monotona, priva di spunti solistici degni di nota, ma l’impatto comunque è assicurato! La successiva “Rocker Ram” è decisamente più riuscita dell’operener, ispirata forse più dai Battlezone che dai Maiden, questa risulta vincente proprio perché più americaneggiante e divertente come appunto un pezzo Heavy rock richiede, bello il coro, e buoni anche gli assoli! “Wings” ci riporta su sonorità molto più epiche e incazzate, anche qui è giusto dirlo si sente forte la presenza dei Maiden e dei Priest, comunque senza mai scadere nella copia, anche se c’è da ammettere che ai nostri amici Rain, non sempre succede di azzeccare la melodia giusta… un po’ come succede da sempre ai Running Wild… questo pezzo risulta infatti un po’ anonimo e scorre via senza raggiungere mai picchi elevati… La successiva “Face of the Blizzard” , sebbene sia godibilissima, risulta afflitta dal sintomo del “già sentito” fin dall’inizio, la parte cantata accompagnata dalla cavalcata ritmica, batteria, basso, è stata stra-usata da 20 anni a questa parte… comunque c’è da dire che se sono stati eletti a metal gods, gruppi copia incolla come gli Edguy, perché non tributare il giusto merito anche ai Rain, che a differenza dei gruppetti power metal, si mantengono su sonorità legate alla Nwobhm? “Viking”, è un mid tempo, molto duro, che ricorda se vogliamo un po’ i Grave Digger, molto epica la parte vocale, incentrata appunto sui vichinghi, sinceramente anche questo pezzo non è molto riuscito a mio parere, sembra quasi che i Rain si siano “sforzati” quando hanno trattato temi più epicheggianti.. Decisamente migliore è la successiva “Blood sport”, se non altro qui si alza il ritmo, anche se purtroppo lo spettro dei maiden è sempre presente, comunque il pezzo è dotato del giusto feeling che ha nel coro la sua parte migliore, forse certe soluzioni chitarristiche erano da evitare.. non che siano brutte, tutt’altro!, Ma davvero sfiorano il plagio in alcuni casi… Finalmente si torna in territori a me più congeniali, e a giudicare dal risultato anche per i Rain… Infatti “Yellow Putrefaction” è semplice e fottuto Rock’N’Roll!!, come ti aspetteresti da una rocker band rodata come questa! Ritmi che ti fanno alzare il culetto e saltellare, con quel sorriso stupido stampato sulla faccia e che ti fanno battere il cuore… a mio modo di vedere è questa la vera dimensione dei Rain, quella sempre vincente del buon vecchio R’N’R… qui davvero non ci si annoia e chi ha amato gente come Junkyard o Bullet Boys non potrà che gioire dinnanzi a un pezzo così! “Energy” è uno dei migliori pezzi del lotto, ottima la parte vocale, a volte sembra quasi di riascoltare i mitici Fil di Ferro, precisa e martellante anche la sezione ritmica Zenari/Baldi, questo pezzo risulta di gran lunga migliore dei primi, fosse solo perché qui la band cerca di tenersi lontano dalle solite influenze, e infatti il prodotto finale è buonissimo e abbastanza originale! Bella è anche “Only Your Dreams”, anche qui siamo abbastanza lontani dall’accoppiata Maiden/Piest, forse più vicina a un certo modo di intendere il power metal americano, risulta molto convincente sotto tutti i punti di vista, anche se una maggiore cura nella parte lirica sarebbe stata ben accetta… “Serial Killer” è una bella cavalcata, un po’ “Dokkeniana”(e quindi bellissima!) se vogliamo, ma comunque decisa e potente come eravamo abituati ad ascoltare negli anni 80, niente da dire il pezzo è godibilissimo... Si arriva dunque alla fine , e qui siamo al cospetto del secondo pezzo più bello dell’album, intitolato “Only for the Rain Crew” dedicato appunto ai propri fans, questo è un bell’anthem, che ti fa’ staccare la testa dal collo a forza di sbatterla su e giù, belli anche gli assoli che accompagnano il bravissimo singer Tronconi, l’accellerata finale pone il sigillo a questa buona prova, che ha purtroppo risentito dell’influenza dei due gruppi metal per eccellenza in maniera troppo pesante nella prima parte dei pezzi.. Col cuore spero che i Rain nel prossimo disco concentrino maggior forze in pezzi come “Yellow Putrefaction”, primo perché in questo genere li vedo molto più a loro agio, secondo perché dischi di Rock and roll , fatti come si deve non ne escono più da ormai troppi anni! In definitiva comunque “Headshaker” ci mostra una band tutt’altro che da pensionare e che anzi rilancia i nostri verso un futuro ancor più metallico!
by: Fabio Capecchi
Heavy metal senza fronzoli per i bolognesi Rain che tornano forti di un record deal con la francese Deadsun records,l'album si apre con la trascinante title track "headshaker" che mi ha ricordato l'assalto sonoro degli ultimi Riot con un guitar workin veramente granitico e il vocalist che elargisce ottimi screams. Le successive songs "rocker ram" e "Wings"mi hanno riportato alla mente i favolosi anni 80 dove i riffs erano corposi e poderosi e le canzoni miscelavano grinta e melodia,un intro con temporale ci preannuncia "face the blizzard"una song di stampo teutonico vicina allo stile che ha reso inconfondibile il sound di un'altra ottima band italica gli Whiteskull !i cori guerrieri ci anticipano "Viking"un'altro brano cadenzato,con il singer ispirato e carico di determinazione,"Blood sport"ci riporta verso ritmi più sostenuti con il drummer a chiodo sulla doppia cassa,il rock'n'roll energetico di "yellow putrefaction"stempera l'atmosfera ricereando l'effetto di party rock tanto caro a band losangelene d'epoca.I Rain si dimostrano indomabili e attaccano ancora l'ascoltatore con "energy"un heavy metal dal riffone classico e dal refrain urlato in coro,il basso secco di inizia la song "Only your dreams"ennesima prova di forza memore di reminiscenze classic metal,il decimo brano "Serial killer"heavy metal puro al calor bianco che mi ha fatto venire alla mente una band indimenticata della prima ondata metal italiana degli anni 80 e vale a dire i Sabotage di Morby,che sicuramente hanno spianato la strada a molte bands odierne,chiude il disco "only for the rain crew" a confermare il grande potenziale che i Rain posseggono,e non è un caso che abbiano siglato un accordo con una label straniera,forse più attenta verso le nuove realtà musicali europee che non le nostrane etichette .
Supportate i Rain e il loro Heavy Metal ...non ve ne pentirete !
(Ivan Dragomilof)
Forti di un accordo discografico con la francese Deadsun Records, che dovrebbe finalmente garantire quella spinta a livello mondiale che è sempre mancata in tutti questi anni passati nel purgatorio del nostro underground, tornano in pista gli emiliani Rain con questo solido "Headshaker", disco ricco di brani immediati e coinvolgenti che ancora una volta strizzano in maniera evidente l'occhio agli schemi e alle sonorità classiche degli anni '80. Potrei ora iniziare la solita interminabile tiritera se abbia ancora senso suonare questo tipo di musica al giorno d'oggi e cose simili, discussioni che sinceramente non mi hanno mai interessato e che, dividendosi quasi equamente le ragioni, lascerebbero anche questa volta oppositori e sostenitori dei due pensieri nelle stesse opinioni iniziali. Se da un lato infatti si può convenire con i primi che le undici tracce di questo disco, ripresentando ogni cliché dei tempi aurei, non offrono fondalmente niente di nuovo al nostro genere, dall'altro non si può che essere d'accordo con i secondi che il principale scopo dei gruppi degli anni '80 e di quelli che vi si ispirano sia quello di divertire e far scorrere vertiginosamente l'adrenalina nelle vene dell'ascoltatore, cosa che i brani in questione, con la loro freschezza e vitalità (che molte altre release di questi giorni neanche lontamente si sognano), sicuramente fanno. E allora? Allora se siete tra i paladini delle nuove tendenze o tra gli annoiati del tran tran musicale, sempre a caccia di innovazioni e sperimentazioni per trovare di qualche gradimento i dischi che comprate, astenetevi anche dal semplice ascolto di questo disco; se invece non appartenete alle precedenti categorie allora ascoltate tranquillamente questo "Headshaker" e troverete pane per i vostri denti passando tre quarti d'ora a chiedervi perchè in Italia un gruppo del genere, attivo da ben 23 anni, non goda ancora della notorietà e dello spazio che sicuramente merita. Brani dalle melodie assassine ("Face The Blizzard") e più sostenuti e "classicamente" metal ("Headshaker", "Blood Sport") si alternano con altri più cadenzati ed epici ("Viking") o divertenti e imprevisti (il rock'n roll di "Yellow Putrefaction"), dando vita ad un disco dal sound potente, trascinante e convincente, ad un'incredibile carica di energia e a un entusiasmo contagiante. Ben curata anche la traccia multimediale presente nel cd, che oltre alle classiche note biografiche/discografiche e ben 30 minuti live registrati nelle esibizioni a supporto del tour italiano di Paul Di Anno del 2001 (che vi faranno rimpiangere di esservele perse), mostra forse meglio di ogni altra cosa la passione e il cuore che questi cinque musicisti continuano a mettere nella loro musica. "Headshaker" non è certo il disco che cambierà la storia della nostra musica, nè del resto voleva esserlo, ma è senza dubbio un disco che vi consiglio di non farvi scappare e che spero possa finalmente dare ai Rain il giusto spicchio di luce che meritano ormai da anni.
by: Vincenzo Buccafusca
The Italian hard rockers Rain, from Bologna, have had things going on since the early eighties. With several lineup changes through the years, they have managed to release five studio albums including their newest one, Headshaker. It was guitarplayer Lucio Tattini who started the whole thing, and he is the only member left from the original lineup. The band made their first demo tape, Bad Situation(1984), but the demo was only distributed as a gift to their closest fans. And with the same lineup, the band produced a second demo tape, The Rain's Coming (1986). This time it was sent out to different magazines round the world an it received very good reviews. In 1988 Rain built their own studio and their debut album, Ten Years After, was released in 1992. The follow up album Red Revolution was mixed in 1994 and released in 1995. In 1997 they recorded a live album, but it was never released. After many changes in the lineup, they released their fourth album, Bigditch 4707, in 2000. The next years were busy for Rain with supporting ex-Iron Maiden, Paul Di Anno, on his Italian tours in '01 and '02. Headshaker, the fifth album was released in the summer of 2003 and after 23 years as a band it seems to me that they have found their style and correct lineup. Rain is a powerful hard rock and metal band and their music can sometimes be related to acts like Krokus, Judas Priest and Armored Saint and Skid Row. The album Headshaker has eleven songs and a playing time of 44 minutes. When I received this album I also received a VIDEO-MPEG CD with their newest video Only For The Rain Crew. This video is really great and the song is also very good and I understand why they picked this song as the first video from the album. It has the sound of late eighties metal and hard rock and it reminds me of songs from Skid Row`s debut album. As far as I know there are not many Italian bands in this genre, but Rain has managed to get a great sound with huge guitar sound and nice vocals from Alessandro Tronconi, who sometimes can sound like Tracy White from Shotgun Symphony. The album has a variety, fast songs with double bass drums, to more straight forward hard rock songs. The title track is the opening number, a song that gives a taste of what this band stands for and it`s easy to be addicted to their songs after some rounds in the CD player. I think the first three songs are the weakest on the album, but from track four, Face The Blizzard, the songs comes like pearls till the end. With killer songs like Viking, Yellow Putrefaction, Only Your Dreams, Serial Killer and the song Only For The Rain Crew, they have got themselves a new fan from Norway:)
Rain is a noteworthy heavy metal band from Italy. This advance copy of their independenet full-length demonstrates band with a powerful vocalist with great range, musicians in command of their instruments and a sterling production worthy of a signed band. The band - which can also be heard on the Defenders Of Metal sampler reviewed elsewhere - mixes different hard rock and heavy metal sounds successfully. The group's downfall though is the assortment of sounds. While one song reminds the listener of Manowar, another called Blood Sport is a clone of Iron Maiden's Wicker Man. As a matter of fact, the band might as well have covered that Iron Maiden single! Next song, entitled Yellow Putrefaction, goes the way of Motley Crue and so on. Rain is a good band, but needs to curtail the humour and variety of material and concentrate on its core competency. For more info write to rain.info@raincrew.com. - Ali "The Metallian"
Aus dem sonnigen Italien kommen RAIN. Bei dem Namen hätte ich eher auf England getippt, aber was soll's. Die Spaghetties spielen astreinen Party-Metal, der gänzlich ohne künstlichen Bombast und ähnlichen Firlefanz auskommt. Die Doublebass kickt immer schön nach vorne weg. Die Riffs kommen stets lässig rüber und die Leads locker aus dem Handgelenk. "Face The Blizzard" hat eine geniale Dramatik in der Gesangsmelodie, ohne kitschig zu wirken. In "Yellow Putrefaction" kommen gar Boogie-Zitate zum Vorschein. Und "Only For The RAIN Crew" kann mit seinem stampfenden Rhythmus und dem Shout-Refrain glatt als Accept-Hommage durchgehen. Ungewöhnlich für Scheiben italienischer Machart ist das Fehlen einer Ballade. Doch gerade die hätte "Headshaker" den Biß genommen. Gut daß sie fehlt. Solche Platten sind gemacht worden, um sie auf Parties zu spielen. Handwerklich gut gemachter Heavy Metal mit geilen Melodien, sauber produziert und frei von Ballast. "Headshaker" macht seinem Namen alle Ehre. "Face The Blizzard"
I RAIN sono una band italiana che fin dagli anni 80 suona del buon Heavy Metal della scuola ortodossa. Le loro canzoni sono melodiche e ricordano l'Heavy Metal dritto dei vecchi anni 80. Io, che sono amante di un tale orientamento, ho finito per ascoltarle con nostalgia. Danno proprio l'impressione che il gruppo abbia sempre fatto caparbiamente del vecchio Heavy Metal, senza subire mai l'influenza del cambiamento dei tempi e delle mode (^_^)
Anche se, per la prima volta, ho ascoltato solo l'ultimo CD prodotto dalla band, penso cmq che il loro stile sia rimasto costante nel tempo. Se avessi l'opportunità, mi piacerebbe davvero sentire anche i vecchi album. Tra i pezzi che mi hanno particolarmente colpito, cito la #3 "Wings" e la #8 "Energy". Sebbene questi mid tempos melodici siano semplici, al primo ascolto piacciono subito, sono tracce molto belle ed equilibrate. Poi la #6 "Blood Sport", che inizia con dei powerchords e un "Aaaaaaaaahhh", procede velocissima sul canovaccio delle vecchie canzoni di cui sono un nostalgico estimatore ed è caratterizzata da un suono alquanto massiccio e sferragliante.
Ci si può anche svagare con le interviste, le foto, i wallpapers e le 9 canzoni in MP3, raccolte durante il tour italiano del 2001 (a supporto di Mr. Paul di Anno), tutte cose presenti nella traccia multimediale per PC contenuta nel disco... tutta roba da far venire le lacrime agli occhi ai fans più accaniti della band (^_^). Bene è tutto. Ho ascoltato dei buoni pezzi, vorrei incontrare questa band in futuro.
Mr. Kouji Asano, tradotto da Marta "The Viper"